Natale in tempo di crisi: meno e di qualità!

Si avvicina il Natale, con una tredicesima sempre più leggera e una previsione di spesa sempre più in calo rispetto agli anni passati. “Risparmiare” è la parola d’ordine della stragrande maggioranza delle famiglie. Sì, ma come? Non in qualità, s’intende!

Il monito è giunto anche dal segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona: “Sì al risparmio, ma non rinunciamo alla qualità. Meglio qualche regalo in meno, ma che sia buono”.

Nell’articolo apparso su La Repubblica qualche giorno fa, anche il fondatore e guru di Slow Food Carlo Petrini ha invocato una riflessione più profonda sul vortice consumistico che sembra assalirci nei giorni che precedono le feste, soprattutto per quello che riguarda il cibo. Queste le sue parole: “Se guardiamo al Natale è evidente come la celebrazione sia collettivamente sfociata in una scialba parodia consumistica di ciò che la festa religiosa rappresenta in origine. Segno dei tempi. Spesso diventa una scusa per una bella abbuffata, con conseguente spreco di denaro, salute e cibo che inevitabilmente finisce nella spazzatura. Essendo agnostico convinto, non posso farmi portavoce di un richiamo ai valori che per un cristiano il Natale comporta, ma certo un po’ più di attenzione a non sprecare, a farsi del bene, alla ricerca assieme agli altri di un poco di felicità, secondo le proprie inclinazioni, attitudini e retroterra culturale, ci vorrebbe davvero.”

 

La crisi economica dunque non significa mettere in secondo piano la qualità o rinunciare a pranzi e regali. Tutt’altro. La crisi deve essere strumento per disotterrare quei valori che il benessere e il consumismo sfrenato hanno seppellito: quelli dell’etica produttiva per esempio, delle piccole produzioni territoriali, della genuinità di quello che mangiamo, del rispetto dell’ambiente, della solidarietà… ecco perché durante le feste (e non soltanto) dobbiamo mangiare meno e meglio, conoscere i produttori e premiare quelli onesti, scegliere dei doni modesti ma salutari, brindare una volta in meno ma con un signor vino!

La lotta allo spreco deve peraltro prescindere dalle potenzialità economiche e riguardare tutti. A Natale più che mai. Sono infatti allarmanti i dati che ogni anno seguono alle feste: circa un terzo dei cibi cucinati finisce nella spazzatura, spesso perché tendiamo ad acquistare quantità esagerate attratti da offerte tanto allettanti quanto pericolose. Ne risente non soltanto il nostro portafogli ma spesso anche la nostra salute, e questo perché risparmio non va sempre a braccetto con qualità.

Dunque impariamo a fare la spesa, prediligiamo la qualità alle quantità e non preoccupiamoci di riutilizzare gli avanzi, proprio come facevano i nostri nonni.

E poi, perché no, cerchiamo di scegliere prodotti italiani. Non per testarde politiche protezionistiche ma semplicemente per tendere una mano ai nostri piccoli imprenditori agroalimentari. Senza contare che, ammettiamolo, in tema di cibo… “Italians do it better”!

In questa maniera faremo del bene a noi e ai nostri cari e, accogliendo l’invito di Petrini, potremo addentrarci alla riscoperta di un valore profondo e pur semplice che si chiama sobrietà.

 

Il nostro augurio è dunque che questo sia un Natale morigerato nelle quantità, ricchissimo in qualità.

Qualità di cibo, ma anche di sentimenti.

 

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