Un Babà Napoletano per cercare la Babbaina

Un Babà Napoletano per cercare la Babbaina

Partecipo alla giornata del Calendario dei cibo Italiano dedicato a questo famoso dolce napoletano, il Babà, per uno scopo preciso. Ora vi racconto una storia e spero che qualcuno mi possa aiutare 😉 Il babà o Babbà è uno dei simboli della dolcezza napoletana insieme alle sfogliatelle frolle o ricce e alla pastiera. La storia racconta che questo dolce di origine polacca inventato dallo sdentato suocero del re Francese Luigi xv fu portato a Napoli dai Monzù ( cucinieri delle famiglie nobili). Ma tralasciando questa storia ormai ben nota a tutti, vorrei raccontarvi un’altra storia, più moderna intorno al Babà. A Napoli c’è l’uso, tra i miei conoscenti, di fare le graduatorie di dove si mangia meglio questo o quell’altro cibo. Se vuoi la migliore pastiera di Napoli devi andare da .., se vuoi le migliori sfogliatelle devi andare da.., se vuoi il miglior Babà devi andare dalla Pasticceria Tizzano vicino alla ferrovia. Una sera, ero a cena a Napoli nel centro storico, di fronte alla bellissima chiesa di S.Chiara, in un ristorantino antico  nel quale il nuovo gestore proponeva piatti con prodotti del territorio e presidi slow food. Serata infrasettimanale, locale con pochi tavoli imbanditi. Vicino al nostro tavolo c’erano 3 uomini che parlavano dell’apertura di un nuovo locale, delle strategie di differenziazioni e dell’importanza della scelta di ingredienti di super qualità. Al momento del dolce arriva il babà ed il trio inizia a disquisire sul migliore Babà di Napoli. Ecco che la nostra certezza viene istantaneamente demolita. Il trio è concorde nel dire che il miglior Babà viene fatto dalla “Babbaina” a Mare Chiaro. La Babbaina in realtà è...
Gelato alla vaniglia con coulis di pesche e nocciole caramellate

Gelato alla vaniglia con coulis di pesche e nocciole caramellate

Tema di questo mese di Giugno, del mio primo Club 27  “Il Gelato” La mia bellissima gelatiera mai usata  è rimasta a casa mentre io sono in vacanza 😉 E’ l’occasione quindi di fare un gelato senza gelatiera, solo seguendo i consigli di amiche cuciniere 😉 Il club 27 è condivisione di ricette che girano e si trasformano di cucina in cucina, di mano in mano. Le ricette vanno lette con la testa ed eseguite  anche con il cuore, ognuno di noi  metterà il suo! Sono dei veri geni queste “tose” di MTChallenge 😉 Sono stata ispirata dalla ricetta del blog  Lasagnapazza che a sua volta era stata ispirata dalle ragazze di Menù Turistico e da Mapi. Come nel gioco del telefono senza fili, prendo il testimone ricetta e inizio a giocare 😉 La ricetta originale era, Gelato alla vaniglia con coulis di pesche e mandorle caramellate servite  in un cestino di cialda. Qui, con pochi strumenti, ma con molti buoni ingredienti a disposizione, ho sostituito le mandorle con le nocciole, avendo a disposizione la “nocciola Tonda di Giffoni“, tra le più importanti IGP di nocciole d’Italia. Ho utilizzato 2 particolari tipi di pesche, le Percoche e le Tabacchine, devo invece rinunciare alla cialda che rifarò sicuramente a casa. Le percoche, che al nord si trovano solo sciroppate, hanno una pasta gialla e consistente che si presta bene ad essere tagliata a dadini senza spappolarsi. Le tabacchine invece, chiamate così per la loro forma, sono dolci e sugose e aggiungono sapore alle classiche. Ingredienti   per il gelato 300 ml di latte intero 300 g di zucchero semolato 250 ml panna...
Crostoli di carnevale

Crostoli di carnevale

Per noi  sono i crostoli di carnevale, ma per altri sono  le chiacchiere, i gàlani , le frappe, le bugie, i cenci, le cioffe, i grostoi, ..insomma paese che vai nome che trovi, per questo dolce di carnevale, fatto da una striscia di pasta tirata come una lasagna, per lo più fritta ma cotta anche al forno. A casa nostra i crostoli di carnevale sono oggettivamente i crostoli di nonna Marcella <3 Lei era la regina indiscussa dei crostoli di carnevale, della meravigliosa sfoglia, che con una precisione, di alto livello, tirava facendo prendere la forma di una grande O di Giotto, senza uno strappo, senza una irregolarità, tirando ed accarezzando la pasta finché non otteneva lo spessore minimo da lei desiderato. Fin da bambina mi incantavo guardarla, seguivo i suoi movimenti cercando di imitarli in un pezzettino di pasta che lei metteva tra le mie mani e che poi diventava una palla informe che friggeva dentro l’olio bollente per misurare la temperatura,  mentre la nonna mi accarezzava la testa,  senza dire una parola, intenta a quel che faceva. Dalla sua carezza silenziosa mi arrivava il suo pensiero: Non preoccuparti, sei stata brava, da grande lo farai come la nonna, anzi meglio” 😉 Difficile farlo meglio di lei ;),   solo una volta, quando la memoria dei suoi gesti erano ancora forti ci sono riuscita. In modo inaspettata le mie mani si muovevano come fossero le sue, dopo averle telefonato ed essermi fatta dettare la ricetta, in quel post- it che scribacchiavo finché lei mi spiegava bene.. una delle ultime chiacchierate fatte con nonna. Un post-it che ha 15 anni!...
Torta con farina di mais, mandorle e  mandaranci

Torta con farina di mais, mandorle e mandaranci

La torta con farina di mais, mandorle e mandaranci biologici è liberamente ispirata ad una ricetta di Sale & Pepe, alla quale ho dato il mio tocco di Prelibata 😉 La farina di mais precotta e la farina di mandorle pronta, non è una cosa che fa per noi  😉 perché saremmo costretti ad usare ingredienti lavorati e manipolati industrialmente, quando dalle nostre aziende agricole Italiane possiamo avere invece degli ingredienti sani e poco lavorati, espressioni di una storia enogastronomica che tutto il mondo ci invidia 😉 Partiamo quindi con la scelta della farina di mais, una bella e lunga storia.. partiamo dal Pignoletto d’oro di Rettorgole che mancava da queste terre Venete da oltre un secolo. La farina di mais Pignoletto d’oro di Rettorgole è, per così dire, in via di riconoscimento.. è stata cioè avviata la procedura per la Denominazione Comunale e diventerà, come altri prodotti della nostra meravigliosa terra, un fiore all’occhiello dell’enogastronomia del  nostro  territorio. Un progetto meraviglioso quello delle De.Co. nato dalla passione e dalla lungimiranza di Luigi Veronelli. La farina di mais Pignoletto d’oro è un chicco antico, originario di queste terre fredde e umide che si trovano a pochi km da Vicenza, la città del Palladio. Fin dal ‘700 la farina di mais Pignoletto d’oro fu utilizzata come merce di scambio e fu fonte di sussistenza economica oltre che pietanza nella povera tavola  dei contadini veneti. Si dice che il mais Pignoletto d’oro sia il padre del Mais Marano, sembra infatti che il chicco del pignoletto, ibridato con uno autoctono, abbia dato vita a quello che oggi è il  mais Marano, anch’esso...
Frittelle di carnevale di nonna Angelina

Frittelle di carnevale di nonna Angelina

Lo sentite il profumo di Gennaio? odore di neve e di frittelle di carnevale Questa è una ricetta tradizionale Veneta, le  ”  frìtole “,   le migliori le faceva  mia nonna Angelina, le cucinava in due momenti precisi, una  prima volta le friggeva  il giovedì grasso  e una seconda  il martedì ultimo di carnevale, niente prima e niente dopo .. se ne parlava l’anno successivo 😉 Queste frittelle di carnevale, per una resa migliore, devono essere preparate la sera prima di quando le friggerete. La sera si prepara una polentina con il  semolino e la si lascia riposare in un luogo fresco, oppure in frigorifero, i giorni successivi poi, si prende solo la quantità che ci necessita, si aggiunge un po’ di farina setacciata, la si amalgama per bene e poi  si frigge. L’impasto  di queste frittelle di carnevale può durare anche una settimana in frigorifero. Si friggono  di volta in volta all’occorrenza, cosicché durante la settimana di carnevale potete avere sempre le frittelle pronte anche per le occasioni dell’ultimo momento. Fritto si, fritto no, è proprio il caso di dire fritto ni. Ci sono alcune teorie che dicono che il fritto fa bene ed è addirittura meglio del bollito  , altri invece dicono che il fritto fa male  e non è solo questione dell’olio che si usa. Io penso che la verità stia sempre nella giusta misura, mi è molto piaciuta la spiegazione che la Dott.ssa Evelina Flachi ha dato in una puntata della Prova del Cuoco: disse che una volta ogni quindici giorno il fritto, fatto con l’olio giusto può essere consumato, perchè è corretto dire che dà una sferzata...
Gli struffoli della fortuna

Gli struffoli della fortuna

Sabato 17 Dicembre nel calendario del cibo dell’Aifb si celebra la giornata degli struffoli e della pignolata… ci stiamo preparando alle feste! Chissà quante cose buone ci farà scoprire l’ambasciatrice Giustina D’Alessandro nel suo blog Briciole di pane  Gli struffoli sono piccoli, fritti, appiccicosi e sono pure pieni di palline colorate che di solito non uso … ma  gli struffoli  portano fortuna! Non ci si può esimere dal preparare gli struffoli per l’ultimo dell’anno, da sbocconcellarli giocando a tombola, nel caso le lenticchie non fossero sufficienti per assicurarsi un anno fortunato 😉 Perché non è vero ma ci credo .. questo è il motto della superstizione 😉 Comunque, a parte tutto, gli struffoli sono simpatici, colorati, buoni e di buon auspicio.. e queste  motivazioni  possono  bastare per prepararli almeno due o tre volte l’anno, ma il periodo giusto, come detta la tradizione napoletana,è quello natalizio. Gli struffoli sono infatti un dolce tipico napoletano, colorati, gioiosi, tanti ….un po’ come loro, un popolo che non lascia indifferenti sia che lo ami o che lo odi.. ma più spesso lo ami se lo impari a conoscere 😉 Servire gli struffoli non è facile, non si tagliano a fette e non sono neppure un dolce al cucchiaio. L’idea di  colpire tutti  dalla stessa montagnola di struffoli  non mi ha mai entusiasmato  …  quindi per non rinunciarvi, ho messo un po’ di mio nel  modo di servirli 😉 La ricetta degli struffoli è un  regalo che mi ha fatto  una signora Napoletana,  che altri napoletani doc, dicono che faccia gli struffoli  “che  fanno i buchi a terra ” dalla bontà 😉 Per propiziare...