• La Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi

Pellegrino Artusi: vita, opere e Forlimpopoli

Pellegrino Artusi, padre della gastronomia italiana è un personaggio veramente particolare e di spessore.
Nato povero a Forlimpopoli e morto ricco, colto e con una certa fama a Firenze.
È stato un uomo che senza aver compiuto studi regolari parlava tre lingue.
Prima fiorente commerciante di sete e broccati e poi proprietario e gestore di un banco di sconto, velocemente abbandonato.

L’Artusi è stato un uomo di cultura profonda, conseguita attraverso viaggi, letture e studi. Seguiva lezioni accademiche di: anatomia, fisiologia, chimica e letteratura.

Un amante della vita, goduta in tutti i suoi aspetti:
  • quello mangereccio,
  • quello amatorio,
  • la scoperta,
  • i viaggi,
  • la cultura.

L’Artusi non si sposerà mai, resterà celibe.

In una pagina dell’autobiografia, Pellegrino ammette con una certa ritrosia di non aver mai né pagato né picchiato una donna.

A fine ‘800 sono cose abbastanza rare e lui lo dice con ritrosia, ammettendo una propria debolezza, in quanto uomo da servette, dame di compagnie e vedove inconsolabili.

Ma questo a me lo rende ancora più simpatico, in tutta la sua grande umanità e intelligenza.

È un personaggio a tutto tondo, una persona speciale e da una persona speciale non può che venir fuori un libro che non è banale.

La vita di Pellegrino Artusi

Pellegrino Artusi nasce il 4 agosto 1820 a Forlimpopoli.

Vive fino al 1911, abbracciando un arco di tempo ricco di stimoli e di innovazioni, sociali, politiche e tecnologico. 

A tutto questo lui parteciperà, da uomo e da intellettuale quale divenne .

Figlio di commercianti semi-analfabeti, trascorre i suoi primi trent’anni lavorando, nell’azienda del padre.

Una specie di emporio, situato nella piazza del paese, in cui, si vendevano le merci comprate nelle zone circostanti.

Unico figlio maschio, con un padre autoritario che, con il commercio, voleva assicurare alla famiglia l’ascesa sociale.

Il timido Pellegrino incontra un maestro che lo avvia alla conoscenza dei classici e provoca in lui una sete di conoscenza, che lo porterà a vivere i suoi tempi in maniera consapevole e che lo accompagnerà per tutta la vita.

Profondamente laico, si iscriverà alla Giovine Italia e questo lo accompagnerà per tutta la vita.

I viaggi che farà per l’attività di commerciante saranno per lui un’occasione per emanciparsi dal piccolo mondo contadino e clericale, della Forlimpopoli papalina. Ma saranno anche occasioni di incontri e conoscenze che lui raccoglie a piene mani.

Nel 1851, una tragedia familiare diede una svolta alla sua vita.

Forlimpopoli è assalita dalla banda del “Passator cortese”.  La bottega degli Artusi è depredata ed una sorella di Pellegrino, stuprata. Come conseguenza allo stupro la ragazza impazzisce e muore.

A seguito di quest’evento, la famiglia si trasferisce a Firenze. Pellegrino assume le redini dell’attività di famiglia, migliorandone la qualità ed accrescendone le entrate.

Nel 1865, a 45 anni,  si ritira dall’attività, per dedicarsi esclusivamente ad arricchire la propria cultura. Frequenta corsi accademici di vario indirizzo, intrattiene rapporti con gli intellettuali del tempo e legge numerosi libri della sua imponente biblioteca.

Pellegrino è uno scapolo elegante, aperto all’innovazione e con un’impostazione positivista.

Favorevole al divorzio in tempi in cui alla donna veniva giusto riconosciuta un’anima, fa tesoro di tutte le sue esperienze per trarne un contributo utile per tutti. 

A distanza di due secoli è riconosciuto come il padre della gastronomia italiana. 

Ma è stato anche  letterato e diffusore, attraverso le sue ricette, di una lingua nazionale del neonato stato italiano. 

A Pellegrino Artusi è stato dedicato un francobollo ed ora lo ritroviamo nel libri gialli e non, dello scrittore Marco Malvaldi.

Le opere di Pellegrino Artusi

Se Pellegrino avesse seguito il consiglio del padre, di non continuare gli studi, non staremmo qui a parlare di lui.

Lui stesso scrisse:“Quando poi, fatto adulto, ho riflettuto a questo consiglio non mi parve dato da gente savia perché un fondo d’istruzione ben data in qualunque caso è sempre giovevole”.

Grazie ai suoi studi da autodidatta, alle sue esperienze di vita e al suo spirito aperto alla conoscenza, scrisse e pubblicò a sue spese, due saggi critici, nei quali esprime la sua idea sulla funzione dello scrittore:

  • “Vita di Ugo Foscolo” (1878). In cui il Foscolo è visto da Artusi come promotore dell’unità culturale e civile della nascitura Italia
  • “Osservazioni in appendice a trenta lettere di Giuseppe Giusti”(1881). In cui il Giusti è visto come lo scrittore che, attraverso la satira ed un linguaggio vivace, dice ciò che pensa senza censure.  “Sia libero amico del vero e degli uomini e poi la canti chiara e tonda a tutti e non serva mai”.
  • Pubblica poi “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” (1891): un manuale di cucina nazionale, che raccoglie le tradizioni locali.

L’Artusi lo scrive nella convinzione che sia importante diffondere la cultura della cucina con un linguaggio vivace, accessibile a tutti.

Sperimentava le ricette raccolte durante i suoi viaggi più volte, fino ad essere certo della loro validità. 

Nella sperimentazione culinaria era aiutato da Marietta Sabatini, governante e cuoca e Francesco Ruffilli, cuoco, suoi compagni di vita. L’Artusi aveva inoltre due affidabilissimi personaggi al controllo qualità, delle materie prime che acquistava e dei suoi piatti poi. Questi due personaggi erano i suoi due gatti: Bianchino e Sibillone, a cui è dedicata la prima edizione della Scienza in cucina.

Quest’opera ebbe molto successo e lo stesso Artusi ne curò 15 riedizioni, arricchite nel linguaggio e nelle ricette anche con i contributi dei suoi lettori. In essa confluiscono tutte le conoscenze accumulate dall’Artusi nei suoi studi, di scienze, di igiene, di antropologia e di lingua.

Oggi è considerata un’opera letteraria, ispirata ad un pensiero di fondo molto moderno: mangiare prodotti locali e unire la buona tavola a regole igieniche e salutari.

Non è un caso che “La scienza in cucina” sia stata tradotta in: inglese, portoghese, spagnolo, polacco, russo, giapponese

  •  A più di ottant’anni (1903), Artusi scrisse un’Autobiografia, fonte di notizie sull’autore, di storia, di storie e di ambienti.

Forlimpopoli: città natale di Pellegrino Artusi

Forlimpopoli (Forlì piccola). 

Sorge in una posizione favorevole alle comunicazioni tra la montagna, la pianura ed il mare. 

Come molti centri della Romagna, ha tracce di insediamenti preistorici, poi di Umbri, Romani e Bizantini.

Dall’ VIII secolo, entra sostanzialmente nell’orbita del futuro Stato pontificio, attraverso feudatari fedeli.

Quando vi nacque Artusi, era da poco tornata a far parte dello Stato pontificio, dopo la parentesi napoleonica. L’istruzione era affidata a istituzioni religiose e si limitava a conoscenze utili per la vita contadina.

Alle donne non serviva leggere, né scrivere.  Per le più istruite bastava saper fare di conto. Per i commercianti, come Artusi, bastava saper fare di conto e scrivere lettere commerciali. Pellegrino in famiglia era l’unico che sapesse leggere.

Attraverso la milizia, facilmente corruttibile, lo Stato esercitava comunque un potere assoluto. Possiamo immaginare l’anticlericalismo e la voglia di libertà, di evasione, del giovane Pellegrino.

Oggi, Forlimpopoli, grata al suo cittadino più famoso, gli ha dedicato Casa Artusi. 

È il centro culturale cittadino inaugurato nel 2007 e comprende:

  • biblioteca civica,
  • centro di cultura gastronomica,
  • ristorante,
  • cantina,
  • museo.

Il primo in Italia del suo genere. Nella biblioteca sono conservate, nella Collezione Artusiana:

  • archivio e libreria di Pellegrino Artusi, tutte le edizioni de La scienza in cucina e la letteratura sull’Artusi
  • Raccolta di gastronomia italiana, collezione storica e moderna di libri, riviste, documenti multimediali di argomento gastronomico. 

Ogni anno si svolge la Festa Artusiana, un’occasione di festa che unisce storia, arte e gastronomia locale.

Pellegrino Artusi nei libri di Marco Malvaldi

 Pellegrino Artusi, dopo essere stato commerciante, studioso, scrittore, intellettuale, di recente è anche protagonista di due romanzi gialli di Malvaldi.

L’Artusi, già affermato scrittore de “La scienza in cucina” si trova ad assistere a due omicidi, il primo in un castello della maremma toscana e il secondo in val d’Orcia.  Con il suo sapere e la sua intelligenza, contribuisce alla loro soluzione.

Come mai Marco Vivaldi, chimico di professione, scrittore di gialli e saggista disincantato su argomenti di carattere antropologico-scientifico, inserisce l’Artusi in due romanzi gialli?

 

La scelta dello scrittore cade su Pellegrino Artusi in quanto doveva scegliere un letterato di fine ottocento con un buon senso di umorismo. La scelta, come spiega anche il Malvaldi, è stata pressoché obbligata.

Diciamolo, i letterati di quell’epoca erano portati a grandi opere, ma in quanto a senso di humor, non è che ne fossero particolarmente dotati.

Mentre l’Artusi dimostra in tutti i suoi scritti una notevolissima capacità di ironia e autoironia. Le Osservazioni in appendice a trenta lettere del Giusti si aprono con questa frase: Dio ti salvi dai sbadigli!

In un ‘800 italiano in cui la letteratura era pomposa e paludata, estremamente referenziale, Pellegrino inizia scusandosi. Come a dire:” lo so è una cosa pallosa, figuratevi per me che l’ho scritta. Perdonatemi  ma magari imparate qualcosa da questi scritti.”

Anche nella Scienza in cucina il senso di humor viene fuori a secchiate. Ad esempio la ricetta 438 del cavolo nero per contorno, Artusi conclude con questa nota: ” io so immaginare due usi per questo piatto, il primo uso se avete ospite un malato il secondo da infliggere a qualche ospite ghiottone, per farvi burla di lui.

Pellegrino Artusi detective in: “Odore di Chiuso”

In “Odore di chiuso” siamo nel 1895, in un castello baronale. Malvaldi ha portato il gastronomo Pellegrino Artusi in questa villa di Roccapendente in Toscana, ospite del Barone, assegnandoli un ruolo preciso.

In questo simpaticissimo giallo, vengono rappresentati i “valori” di una classe aristocratica ormai in declino.

Disposta ad uccidere pur di conservare i propri privilegi. Che ostenta la sua superiorità nei confronti di chi non è nobile e che non riconosce alla servitù alcuna dignità e alle donne alcuna funzione, se non quella di tacere e obbedire.

È rappresentato anche uno snobismo, che rasenta il razzismo, dei toscani nei confronti dei rozzi romagnoli.

Artusi, romagnolo raffinato, elegante, colto, con idee progressiste, femminista ante litteram, col suo comportamento riservato e la sua sincerità ed ironia, fa da contraltare a tutte le forme ormai superate di un mondo che sta andando a finire.

 

Pellegrino Artusi in: “Il borghese Pellegrino”

Il borghese Pellegrino” è ambientato nel ‘900 in un castello comprato da un allevatore-commerciante, desideroso di sfruttare tutte le più avanzate tecnologie dell’epoca per trarne profitto.

Il contesto è diverso. Non c’è più la nobiltà, ma una borghesia rampante, senza scrupoli e senza principi, agli antipodi da un Artusi umano, rispettoso di tutti.

Pellegrino Artusi in:”La famiglia Tortillas”

Nella simpatica guida gastronomica di Barcellona, l’Artusi è invece parametro indiscusso di valutazione dei piatti assaporati nella città catalana.

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